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L’uomo
nero, quello delle fiabe che ci raccontavano da bambini per
spaventarci o educarci alla prudenza, che vestiva i panni del
lupo cattivo, tendeva agguati nell’oscurità dei boschi,
aspettava nascosto dietro un angolo o ti sorprendeva in una
strada buia, credevamo esistesse solo nelle pagine dei libri per
l’infanzia. Invece no, è vivo e presente nella realtà quotidiana
e uccide. Soprattutto le donne. I dati sugli omicidi di donne
sono impressionanti: ogni tre giorni, in Italia, una donna muore
vittima di violenze subite da parte di quell’ ”uomo nero” che
nella maggioranza dei casi è rappresentato dall’uomo che ama,
marito, compagno o partner, al quale ha dedicato la propria vita
e dato dei figli.
L’argomento, di cui si parla poco pubblicamente perché quasi
inconfessabile alle coscienze, è stato oggetto di una
interessante conferenza promossa dalla presidente della FIDAPA
BPW ITALY di Pordenone, Dora Paronuzzi, nell’ambito delle
manifestazioni per la “Giornata Internazionale per
l’Eliminazione della Violenza alle Donne”. Relatrici la dott.ssa
Ester Pacor, presidente del Forum delle donne di Trieste, la
scrittrice Cinzia Lacalamita, che ha presentato per l’occasione
il suo libro “L’uomo nero esiste” e la prof.ssa Maria De
Stefano, presidente di “Voce Donna”, centro antiviolenza
operante a Pordenone.
Tra il pubblico numerose socie tra cui le rappresentanti delle
Commissioni Pari Opportunità del territorio: Santina Zannier e
Annamaria Poggioli, rispettivamente presidente e vicepresidente
della Commissione Regionale, Sasha Boranga, presidente della
Commissione Provinciale e Anita Zanin della Commissione
Comunale.
“Se guardiamo le statistiche degli ultimi dieci anni, la
violenza sulle donne ha subito un’escalation impressionante
diventando quasi un’emergenza sociale - ha detto la portavoce
del centro antiviolenza di Pordenone - una piaga che matura
sempre più spesso nelle pareti domestiche, presente anche nella
nostra città, dove solo nello scorso anno Voce Donna ha risposto
a circa quattrocento chiamate di soccorso e accolto nelle sue
strutture centocinquanta donne, prevalentemente italiane”. Una
piaga invisibile, sopportata in silenzio, sottaciuta come
argomento tabù che genera vergogna e umiliazione proprio nei
soggetti che la subiscono e non la denunciano per amore dei
figli, per salvare i rapporti affettivi e familiari finché non
degenera in irrimediabile tragedia.
“La violenza contro la donna è forse la più vergognosa
violazione dei diritti umani, che non conosce confini - ha detto
Kofi Annan - finché durerà non potremo dire di aver compiuto
progressi verso l’uguaglianza, lo sviluppo e la pace”. Per
questo la Fidapa ha preparato un progetto che il prossimo anno
verrà portato nelle scuole del territorio con lo scopo di
educare le nuove generazioni al rispetto dell’altro e a un modo
più civile e umano di intendere le relazioni tra i sessi, “due
solitudini che si proteggono e si inchinano l’uno innanzi
all’altra”.
* (R.M. Rilke)
Carla Paoloni
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